Ci sono città che si visitano per i monumenti e altre che si comprendono un po’ di più soprattutto guardando dove sono state costruite. Tarifa appartiene decisamente alla seconda categoria: basta arrivare sul lungomare e proseguire verso l’Isla de las Palomas per rendersene conto. Da una parte il Mediterraneo, dall’altra l’Atlantico. Davanti, nelle giornate limpide, il profilo delle montagne del Marocco, che sembra molto più vicino di quanto ci si aspetterebbe. Diverso, forse, da ciò che ci si aspettava.
Tarifa si trova in Spagna, all’estremità meridionale dell’Europa continentale, e la Punta Marroquí – sull’Isla de Tarifa o Isla de las Palomas – ne rappresenta il punto più a sud. È una posizione geografica particolare che ha determinato tutta la sua storia: per secoli chi la controllava, dominava uno dei passaggi più importanti tra Mediterraneo e Atlantico e, allo stesso tempo, una porta naturale tra Europa e Africa.
Oggi la città è conosciuta soprattutto per il vento, le spiagge e il kitesurf. Ma basta entrare dalla Puerta de Jerez per scoprire che dietro l’immagine della località balneare si nasconde una storia molto più antica.
Prima di Tarifa
La presenza umana in questa zona precede di millenni la città che conosciamo oggi. Il territorio intorno allo Stretto conserva testimonianze preistoriche, pitture rupestri e insediamenti antichissimi. Fenici e Romani compresero presto l’importanza di questo tratto di costa. Tracce di occupazione fenicia sono state individuate anche nell’area sulla quale oggi sorge il Castillo de Guzmán el Bueno e sull’Isla de las Palomas.
Poco distante da Tarifa, inoltre, rimangono le straordinarie rovine di Baelo Claudia, affacciate direttamente sulla spiaggia di Bolonia, alle quali dedicheremo prossimamente un articolo. La città romana prosperò grazie anche alle attività legate al mare e conserva ancora oggi foro, templi, teatro e impianti produttivi.
È uno di quei luoghi nei quali il paesaggio aiuta a comprendere la storia: guardando verso l’Africa diventa immediatamente evidente perché proprio questa costa sia stata attraversata e contesa per secoli.
Il nome Tarifa arriva dall’altra parte dello Stretto
Il momento decisivo arriva all’inizio dell’VIII secolo. Il nome stesso della città è legato alla conquista islamica della penisola iberica e alla figura di Tarif ibn Malik, protagonista delle prime spedizioni provenienti dal Nord Africa che precedettero la grande conquista del 711.
Durante la dominazione musulmana Tarifa assunse progressivamente la struttura di una vera città fortificata. La sua posizione era troppo importante perché potesse rimanere priva di difese.
Il segno più imponente di quell’epoca è ancora lì. Nel 960, durante il califfato di Abd al-Rahman III, venne costruita la fortezza che oggi conosciamo come Castillo de Guzmán el Bueno. La sua funzione era essenzialmente strategica: controllare lo Stretto e proteggere questo punto delicatissimo del territorio di al-Andalus.
Nei secoli successivi la città continuò a fortificarsi. Nacquero diversi recinti murari — Almedina, Aljaranda e infine Arrabal — che ancora oggi hanno lasciato un’impronta chiarissima nella forma del centro storico.
Ed è probabilmente per questo che passeggiare nella Tarifa vecchia dà una sensazione particolare: le strade sono strette, cambiano improvvisamente direzione, si aprono in piccole piazze e tornano a richiudersi tra le case bianche. La struttura urbana conserva ancora molto della città cresciuta dentro le mura. Persino l’andamento tortuoso di alcune vie contribuisce a ripararle dal vento, presenza tutt’altro che secondaria da queste parti.
Guzmán el Bueno e la storia più drammatica di Tarifa
Nel 1292 Tarifa venne conquistata dal re castigliano Sancho IV. Poco dopo la città tornò a essere assediata e a questo episodio è legato il personaggio che ancora oggi domina simbolicamente la storia cittadina: Alonso Pérez de Guzmán, passato alla storia come Guzmán el Bueno.
La tradizione racconta una vicenda terribile. Durante l’assedio, il figlio di Guzmán sarebbe stato tenuto prigioniero dagli assedianti, che minacciarono di ucciderlo se il padre non avesse consegnato la città. Guzmán rifiutò di arrendersi, anteponendo la difesa di Tarifa alla vita del figlio. La vicenda si trasformò nei secoli in leggenda e Guzmán divenne uno dei personaggi più celebrati della storia medievale spagnola, ed è da lui che oggi prende il nome il castello.
Visitandolo, quindi, non si entra semplicemente in una fortezza: si attraversa un edificio che racconta materialmente le diverse epoche di Tarifa, dalle strutture califfali agli interventi successivi alla conquista cristiana.
La Puerta de Jerez e l’ingresso nella città antica

Uno dei modi più belli per entrare nel centro storico è ancora oggi attraversare la Puerta de Jerez. Era l’ingresso principale dell’ultimo e più ampio recinto murario medievale e risale al XIII secolo. Sopra la porta una targa ricorda la conquista cristiana del 1292. Superato l’arco cambia immediatamente l’atmosfera: dalle strade piene di negozi e scuole di kitesurf si passa alle case bianche, piccoli cortili, locali e stradine che sembrano costruite apposta per perdersi. È forse questa la parte più piacevole di Tarifa: non serve necessariamente seguire un itinerario.
Prima o poi si arriva alla chiesa di San Mateo, in Plaza de Oviedo, oppure si torna verso le mura e il castello. E nel frattempo la città contemporanea si mescola continuamente a quella medievale.
L’isola che divide due mari
Poi c’è il luogo che rende Tarifa diversa praticamente da qualsiasi altra città europea: l’Isla de las Palomas.
Oggi la chiamiamo così, ma storicamente era nota soprattutto come Isla de Tarifa. Il nome Isla de las Palomas si diffuse solo dalla fine dell’Ottocento.
Per secoli fu realmente separata dalla terraferma. Soltanto nel 1808 venne costruita la strada-diga che la collegò stabilmente alla città. Da quel momento quel sottile istmo finì anche per segnare fisicamente qualcosa che sulla carta geografica appare quasi astratto: da una parte il Mediterraneo, dall’altra l’Atlantico. Ed è forse qui che Tarifa si comprende davvero.
Si può stare davanti a due distese d’acqua che hanno nomi diversi, con l’Africa davanti e l’Europa alle spalle.
L’isola stessa conserva tracce di una storia lunghissima: frequentazioni antiche, cave utilizzate per ricavare la pietra destinata alle fortificazioni, installazioni militari, batterie, caserme e un grande polverificio sotterraneo. La sua posizione, inevitabilmente, l’ha resa per secoli un punto strategico.
Una città costruita dal vento
E poi c’è il vento. Levante e Ponente non sono soltanto parole che si sentono pronunciare continuamente a Tarifa. Hanno contribuito a modellarne il paesaggio e oggi ne definiscono anche una parte importante dell’identità. È grazie a queste condizioni che Tarifa è diventata una delle destinazioni europee più conosciute per windsurf e kitesurf. Basta allontanarsi dal centro verso Los Lances e Valdevaqueros per vedere il cielo riempirsi di vele.
È curioso pensare che quello stesso elemento naturale che per secoli ha condizionato navigazione, difesa e vita quotidiana sia diventato oggi una delle principali ragioni per cui migliaia di persone arrivano fin qui. Tarifa ha trasformato una difficoltà geografica in una parte del proprio fascino.

Guardare l’Africa dall’Europa
C’è infine qualcosa che nessuna fotografia riesce davvero a spiegare. È la sensazione che si prova guardando dall’altra parte dello Stretto. Tarifa è europea, andalusa e profondamente spagnola, ma l’Africa è costantemente presente nel paesaggio. Non come un luogo lontano sulla cartina: è lì davanti, a 15 km.
Per questo la storia della città è fatta di incontri e scontri, commerci, invasioni, navigazioni e contaminazioni. Lo Stretto di Gibilterra non è mai stato soltanto un confine. È stato anche un passaggio. E Tarifa è cresciuta esattamente sopra quel passaggio.
Forse è questo che rimane più impresso dopo averla visitata. Certo, ci sono le spiagge lunghissime, il vento, i surfisti, le case bianche e le sere trascorse tra le stradine del centro. Ma c’è soprattutto la sensazione di trovarsi alla fine e all’inizio di qualcosa. Alla fine dell’Europa, all’inizio dell’Atlantico, davanti all’Africa. In pochi altri luoghi una carta geografica sembra diventare così reale. E per questo, che siate amanti degli sport acquatici o meno, è un posto che vi consigliamo di visitare almeno una volta.