La storia della rosa: dal mito antico alla Regina dei fiori

In tutte le epoche e in ogni civiltà l’uomo ha sempre seguito un ideale e dall’antico mito dell’Eden non esiste un fiore che abbia saputo intrecciare il proprio destino con quello dell’essere umano quanto la rosa. Celebrata dai poeti, dipinta dagli artisti e contesa dagli imperatori, la “Regina dei fiori” nasconde dietro la sua apparente delicatezza una storia millenaria fatta di evoluzione botanica, intrighi politici e passioni travolgenti.

Prima ancora di diventare il simbolo dell’amore romantico, la rosa era una sopravvissuta. I reperti fossili dimostrano che il genere Rosa prosperava sul nostro pianeta già tra i 35 e i 70 milioni di anni fa, ben prima della comparsa dell’uomo. Quelle rose primordiali erano però molto diverse da quelle che regaliamo oggi: avevano appena cinque petali ed erano prevalentemente di colore bianco o rosa pallido, simili alla comune Rosa canina che ancora oggi cresce spontanea nei nostri boschi.

La stessa origine del nome rosa è incerta, anche se, la derivazione dal termine greco rhodon sembra sicura. Il termine legato a rhein che significa fluire, suggerisce che il profumo delle rose rimane sospeso nell’aria, finché il vento non lo disperde. Un altro accostamento è con la parola rota, ruota, in riferimento alla forma regolare del fiore composto da cinque parti. Più tardi l’associazione con il colore stesso della rosa divenne irreversibile.

Il passaggio da pianta selvatica a oggetto di culto è avvenuto tra Oriente e Occidente. Se nella Cina del 3000 a.C. il fiore era già protetto nei giardini imperiali e studiato da Confucio, mille anni prima dell’età classica della Grecia, le pareti del palazzo di Minosse a Cnosso erano affrescate con piante e fiori, tra cui spiccava una rosa a sei petali e più tardi, nel bacino del Mediterraneo, la rosa si è tinta di mito. La rosa divenne il fiore di Venere, a lei consacrato e i cinque petali corrispondono alle cinque punte della stella di Venere, che è appunto Afrodite, la dea dell’amore. Di qui le mille storie romantiche e l’associazione con Eros, nel cui anagramma si riconosce il termine Rose.

La leggenda greca vuole che il fiore, originariamente bianco, sia diventato rosso quando la dea si punse con un rovo correndo in soccorso dell’amato Adone e le gocce del suo sangue eruppero dalla terra come rose rosse.

A Roma la predilezione per la rosa si trasformò in una vera e propria mania legata al lusso più sfrenato divenendo così l’immagine della dissolutezza. Durante i banchetti imperiali, migliaia di petali piovevano dal soffitto sui convitati, tanto che gli storici dell’epoca raccontano di ospiti quasi soffocati da quella pioggia profumata. Per soddisfare la richiesta anche nei mesi freddi, i Romani progettarono le prime serre rudimentali della storia, riscaldate con l’acqua delle terme.

Con la caduta dell’Impero Romano il fasto  lasciò il posto alla contemplazione. La coltivazione della rosa si rifugiò dietro le mura dei monasteri, dove i monaci la salvarono dall’estinzione coltivandola nell’hortus conclusus per le sue proprietà medicinali.

Piú tardi una sanguinosa lotta dinastica combattuta in Inghilterra tra il 1455 e il 1485,  è passata alla storia come Guerra delle Due Rose: la rivalitá  tra i Lancaster il cui simbolo era la rosa rossa e gli York, rappresentati dall’emblema della rosa bianca, fu poi eternata nel dramma  Riccardo III  di Shakespeare. Questo scontro rivive nei celebri versi: “Ora l’inverno del nostro scontento è fatto gloriosa estate dal sole di York”.

Dopo molti anni e dopo molte battaglie le due rose, simboli araldici distinti, furono finalmente riunite sotto il regno di Enrico Tudor, il Lancaster vittorioso della Guerra delle Due Rose.

Tuttavia la vera rivoluzione che ha cambiato il destino di questo fiore porta il nome di un’imperatrice: Giuseppina di Beauharnais, prima moglie di Napoleone Bonaparte. Nei primi anni dell’Ottocento, animata da vera passione, Giuseppina trasformò il giardino del castello della Malmaison nella più grande collezione di rose del pianeta.

Fu in questo giardino speciale che gli ibridatori iniziarono a incrociare le rose europee con quelle arrivate dall’Asia, gettando le basi della ricerca della botanica moderna che conta, oggi,  oltre 150 specie selvatiche e decine di migliaia di ibridi creati dall’uomo.

Dalle rocce della preistoria le vicende di questo fiore  si sono dunque intrecciate con la Storia dell’umanità, facendoci intravedere, nei suoi rivoli millenari, questa protagonista silenziosa, ponte senza tempo tra il cuore dell’uomo e la bellezza eterna della natura.

di Carla de Giovine