Isole Tremiti: recuperati oltre 200 chili di reti fantasma nel mare Adriatico

C’è una buona notizia per il mare e per la biodiversità del Mediterraneo. Nelle acque dell’Area Marina Protetta delle Isole Tremiti sono stati recuperati oltre 200 chili di reti fantasma, un intervento che contribuirà a proteggere uno degli ecosistemi più preziosi dell’Adriatico.

L’operazione dimostra come la collaborazione tra istituzioni, associazioni ambientaliste e operatori del territorio possa tradursi in azioni concrete a tutela dell’ambiente marino.

Un’importante operazione di recupero

L’intervento è stato realizzato dal Nucleo Carabinieri Subacquei di Pescara, dal diving MarlinTremiti, da WWF SUB e dal Laboratorio del MA.RE., nell’ambito del progetto Ghost Gear promosso dal WWF Italia.

La rete recuperata, una rete a strascico del peso di oltre 200 chili, si trovava impigliata a circa 50 metri di profonditàsu un relitto presente nei fondali delle Tremiti.

Secondo il WWF Italia, non si tratterebbe di una rete utilizzata per attività di pesca illegale all’interno dell’Area Marina Protetta, ma di un attrezzo trasportato dalle correnti marine fino al relitto, dove è rimasto intrappolato.

Cosa sono le reti fantasma?

Le cosiddette reti fantasma sono attrezzi da pesca dispersi o abbandonati che continuano a intrappolare pesci, crostacei, tartarughe marine e altri organismi anche dopo essere stati persi.

Con il passare del tempo, inoltre, questi materiali si degradano contribuendo alla diffusione di microplastiche nell’ambiente marino.

Per questo motivo rappresentano una delle minacce più insidiose per gli ecosistemi del Mediterraneo.

Un’area ricca di biodiversità

L’Area Marina Protetta delle Isole Tremiti ospita numerose specie di elevato valore naturalistico.

Tra queste figurano la cernia bruna, le murene, gli scorfani neri e, nelle zone più profonde, il prezioso Corallo Nero, una specie protetta particolarmente vulnerabile ai danni provocati dalle reti abbandonate.

Rimuovere questo ostacolo significa restituire spazio vitale alla fauna marina e favorire il naturale equilibrio dell’ecosistema.

Un lavoro che continuerà nei prossimi mesi

Il recupero effettuato rappresenta soltanto la prima fase di un intervento più ampio.

Gli esperti stimano infatti che sul relitto sia ancora presente circa una tonnellata di rete, la cui rimozione richiederà ulteriori immersioni nei prossimi mesi.

L’obiettivo non è soltanto eliminare un rifiuto dal fondale, ma accompagnare un vero e proprio processo di restauro ecologico, permettendo al relitto di diventare un rifugio stabile per numerose specie marine.

Il progetto Ghost Gear

L’intervento rientra nel progetto Ghost Gear, finanziato dalla Fondazione Segre, che punta alla mappatura, al recupero e alla prevenzione della dispersione degli attrezzi da pesca.

Tra gli strumenti proposti dagli esperti vi sono anche sistemi di identificazione delle reti, come MyGearTag, sperimentato nel progetto europeo EU NETTAG+, che consentono di localizzare più rapidamente gli attrezzi dispersi e facilitarne il recupero.

Secondo il WWF, resta inoltre fondamentale rafforzare la collaborazione tra pescatori, Capitanerie di porto, istituzioni e associazioni ambientaliste per intervenire tempestivamente ogni volta che viene segnalata una rete abbandonata.

Un risultato ottenuto grazie al lavoro di squadra

L’operazione ha richiesto un notevole impegno organizzativo. Sono stati coinvolti circa 15 subacquei, che hanno effettuato oltre 10 immersioni tra pianificazione e attività operative per riuscire a recuperare oltre 200 chili di rete.

Durante gli interventi sono stati purtroppo rinvenuti anche numerosi pesci ormai privi di vita, una testimonianza concreta dell’impatto che questi attrezzi continuano ad avere sulla fauna marina.

Un futuro migliore per il Mediterraneo

Come sottolineano gli esperti coinvolti nel progetto, un relitto liberato dalle reti fantasma può trasformarsi in una vera e propria “isola biologica”, offrendo rifugio e superfici di insediamento per alghe, spugne, coralli e numerose altre specie marine.

L’operazione alle Isole Tremiti dimostra che la tutela del mare passa anche attraverso interventi concreti e condivisi.

Ogni rete recuperata significa ridurre l’inquinamento, proteggere la biodiversità e contribuire alla conservazione di un patrimonio naturale fondamentale per il Mediterraneo.

di Francesca Clary