Perché in vacanza perdiamo la cognizione del giorno della settimana?

«Ma oggi che giorno è?». È una di quelle domande che in vacanza, prima o poi, facciamo quasi tutti. Martedì? Mercoledì? Forse giovedì. Poco importa. Per qualche giorno, infatti, il calendario sembra perdere il potere che esercita normalmente sulle nostre vite. Non c’è la riunione che identifica il lunedì, la palestra del mercoledì o la spesa del sabato. Le giornate non sono più scandite dagli stessi appuntamenti e così, improvvisamente, iniziano a confondersi.

Potrebbe sembrare soltanto distrazione da vacanza. In realtà, dietro quel «non so che giorno sia» si cela qualcosa di interessante: il nostro rapporto con il tempo è molto meno oggettivo di quanto immaginiamo.

Il lunedì esiste soprattutto perché sappiamo cosa facciamo il lunedì

Naturalmente da quando eravamo piccoli sappiamo perfettamente che una settimana è composta da sette giorni. Ma nella vita quotidiana non abbiamo bisogno di controllare continuamente il calendario per sapere dove ci troviamo.

A orientarci sono anche le nostre abitudini: il lunedì prevede una determinata sveglia, il martedì un certo appuntamento, il venerdì magari una cena, il sabato ritmi completamente diversi. Il tempo della nostra vita è disseminato di piccoli punti di riferimento.

In vacanza molti di questi scompaiono. Possiamo fare colazione alle dieci, andare al mare un martedì come una domenica, cenare più tardi e svegliarci senza impostare un orario. Quando vengono meno gli impegni che normalmente distinguono una giornata dall’altra, diventa meno importante – e quindi meno immediato – sapere quale casella del calendario stiamo attraversando. Non abbiamo perso il senso del tempo. Abbiamo semplicemente perso alcuni dei segnali con cui normalmente lo organizziamo.

Il tempo dell’orologio e quello della nostra mente non sono la stessa cosa

Un’ora dura sempre sessanta minuti. Eppure sappiamo benissimo che sessanta minuti possono sembrarci pochissimi oppure interminabili. Una cena piacevole può finire troppo presto. Dieci minuti aspettando qualcuno che è in ritardo possono sembrare un’eternità. Un pomeriggio trascorso facendo qualcosa che ci appassiona può scomparire senza che ce ne accorgiamo.

La psicologia distingue infatti il tempo misurato dagli strumenti dalla nostra percezione soggettiva del tempo, che può essere influenzata da attenzione, emozioni, attività che stiamo svolgendo e dal modo in cui successivamente ricordiamo ciò che è accaduto.

E qui arriva un’apparente contraddizione piuttosto interessante: una vacanza può sembrarci brevissima mentre la stiamo vivendo e molto lunga quando la ricordiamo.

Il curioso paradosso delle vacanze

È un’esperienza familiare: siamo partiti da pochi giorni e improvvisamente ci accorgiamo che metà della vacanza è già trascorsa. «Come? È già giovedì?» Poi torniamo a casa e ripensiamo alla stessa settimana. Abbiamo visto una spiaggia, visitato un paesino, mangiato in un posto nuovo, conosciuto qualcuno, sbagliato strada, guardato un tramonto, fatto una gita.

E quella settimana, nella nostra mente, sembra lunghissima. È ciò che viene chiamato holiday paradox, il paradosso della vacanza: mentre viviamo esperienze piacevoli e coinvolgenti possiamo avere la sensazione che il tempo voli; quando le ricordiamo, però, la quantità di esperienze e ricordi differenti può far apparire quel periodo molto più ricco e dilatato.

La distinzione importante è proprio questa: il tempo mentre lo viviamo e il tempo quando lo ricordiamo non funzionano necessariamente allo stesso modo.

La routine può accorciare il tempo nei nostri ricordi

A offrire un’indicazione interessante sul tema è uno studio di Dinah Avni-Babad e Ilana Ritov pubblicato nel 2003. Attraverso quattro esperimenti e due studi sul campo, le ricercatrici hanno analizzato il rapporto tra routine e stima della durata. I risultati hanno sostenuto l’ipotesi che il tempo trascorso in attività routinarie tenda a essere ricordato come più breve rispetto al tempo caratterizzato da attività meno routinarie.

Pensiamoci adesso rapportando queste conclusioni alla vita di tutti i giorni. Se dal lunedì al venerdì ci svegliamo alla stessa ora, percorriamo la stessa strada, lavoriamo nello stesso luogo e torniamo a casa seguendo più o meno gli stessi ritmi, molte esperienze finiscono inevitabilmente per assomigliarsi.

Durante una vacanza accade spesso il contrario. Anche quando non facciamo nulla di straordinario, incontriamo continuamente piccole differenze: una strada che non conosciamo, un ristorante, un panorama, un odore, una conversazione, un imprevisto. La nostra memoria ha più elementi con cui distinguere un momento dall’altro.

La memoria divide la vita in piccoli capitoli

C’è un altro filone di ricerca che aiuta a capire questo fenomeno. Noi viviamo un’esperienza continua, ma la memoria non conserva necessariamente la nostra vita come un lunghissimo film senza interruzioni. La mente tende a organizzare ciò che accade in eventi, separati da quelli che gli studiosi chiamano event boundaries, confini tra un episodio e l’altro.

Entrare in un ristorante, uscire e andare in spiaggia, prendere una macchina e raggiungere un paese possono diventare episodi differenti all’interno del racconto della nostra giornata.

Gli studi sull’event segmentation mostrano che questi confini contribuiscono a strutturare ciò che ricordiamo. Alcune ricerche hanno osservato che ciò che accade in corrispondenza dei confini tra eventi può essere ricordato in maniera particolare e che la segmentazione dell’esperienza è collegata al modo in cui successivamente ricostruiamo il tempo vissuto.

Studi neuroscientifici hanno persino individuato, nel lobo temporale mediale umano, neuroni sensibili ai confini cognitivi tra episodi differenti, fornendo ulteriori elementi su come il cervello organizzi il flusso continuo dell’esperienza in ricordi distinti. In altre parole, la nostra memoria ha bisogno anche di capitoli. E una vacanza, spesso, ne contiene moltissimi.

Allora perché dimentichiamo proprio che giorno è?

Qui sta la parte divertente. Da un lato, in vacanza possiamo accumulare molti più ricordi distintivi del solito. Dall’altro, perdiamo proprio quelle routine che ci permettevano di dire automaticamente: «Oggi è mercoledì».

Le due cose non sono affatto incompatibili. Possiamo ricordare perfettamente che ieri siamo andati in quella caletta, che due giorni fa abbiamo visitato un borgo e che domani vogliamo fare un’escursione, senza avere la minima idea del fatto che oggi sia martedì. Ricordiamo la successione delle esperienze, ma ci interessa meno agganciarla al calendario. Ed è forse proprio questo uno dei piccoli lussi psicologici della vacanza.

Una settimana può durare sette giorni ed essere molto più “grande” di un’altra

Tutto questo suggerisce anche qualcosa che riguarda la vita al di fuori delle ferie. Due mesi possono avere esattamente lo stesso numero di giorni e lasciare nella nostra memoria un’impressione completamente diversa.

La ricerca sulla memoria episodica mostra infatti che il modo in cui segmentiamo gli eventi è legato anche alla loro successiva compressione temporale nel ricordo: alcuni momenti diventano punti di riferimento molto più forti di altri quando ricostruiamo ciò che abbiamo vissuto.

Questo non significa che dobbiamo riempire le giornate di attività per farle sembrare più lunghe. Sarebbe un curioso modo di trasformare anche il tempo libero in una prestazione.

Significa piuttosto che varietà, cambiamenti e momenti distintivi danno alla memoria più appigli attraverso cui raccontare il nostro tempo.

Forse non sapere che giorno è è una buona notizia

Nella vita quotidiana sapere che giorno è serve continuamente. Il calendario ci dice dove dobbiamo andare, cosa dobbiamo consegnare, chi dobbiamo incontrare e quanto manca al prossimo impegno.

In vacanza, per qualche giorno, quella risposta può diventare irrilevante. E allora quel classico: «Ma oggi è mercoledì? Ah no, è giovedì» può essere considerato quasi una piccola conquista.

Perché forse riposarsi non significa soltanto dormire di più o non lavorare. Significa anche allentare per qualche giorno la necessità di organizzare continuamente la nostra vita attraverso ore, scadenze e caselle del calendario.

E tornare a misurare una giornata in un altro modo: attraverso una passeggiata, una cena che si prolunga, una conversazione o un tramonto. Senza avere necessariamente bisogno di sapere se sia martedì o venerdì.