Milano prima al mondo per le strutture Travel Proud: una formazione sempre più consapevole

C’è una buona notizia che arriva dal settore turistico: Milano è la città con il maggior numero di strutture Travel Proud presenti su Booking.com. A evidenziarlo è il Travel Proud Report 2026, un’indagine internazionale realizzata su oltre 13.300 persone LGBTQ+ in 19 Paesi, che analizza esperienze, aspettative e percezioni legate ai viaggi.

Il riconoscimento non riguarda soltanto il numero di strutture aderenti al programma, ma riflette un investimento sempre più diffuso nella formazione del personale e nella qualità dell’accoglienza, con l’obiettivo di offrire un’esperienza rispettosa delle diverse esigenze dei viaggiatori.

L’Italia guida la classifica internazionale

Secondo il report, l’Italia è il Paese con il maggior numero di strutture aderenti al programma Travel Proud di Booking.com. Nel 2026 sono 24.232, con un incremento del 14% rispetto al 2025.

A trainare questo risultato è proprio Milano, che raggiunge quota 2.691 strutture, conquistando il primo posto davanti a Rio de Janeiro e Londra.

Anche Roma entra nella top five mondiale con 1.345 strutture, confermando il crescente interesse del settore turistico italiano per la formazione sui temi dell’accoglienza e del rispetto delle persone.

Cosa significa essere una struttura Travel Proud?

Il programma Travel Proud non assegna una certificazione sulla base dell’orientamento dei clienti, ma offre percorsi formativi rivolti agli operatori dell’ospitalità.

L’obiettivo è aiutare il personale a riconoscere e superare stereotipi inconsapevoli, promuovere una comunicazione rispettosa e creare un ambiente in cui ogni ospite possa sentirsi accolto senza dover giustificare o spiegare la propria identità.

Si tratta di un investimento nella qualità del servizio che riguarda, più in generale, la capacità di rispondere con professionalità alle esigenze di una clientela sempre più diversificata.

I progressi e le sfide ancora aperte

Il report evidenzia però che il percorso è tutt’altro che concluso.

Molte persone LGBTQ+ continuano ad adottare strategie per sentirsi più sicure durante i propri viaggi.

Solo il 31% degli intervistati dichiara apertamente la propria identità quando si trova in vacanza, mentre il 40%afferma che sarebbe disposto a non renderla nota pur di visitare la destinazione desiderata.

Questi dati mostrano come, in alcuni contesti, la scelta di una meta non dipenda soltanto dall’interesse culturale o paesaggistico, ma anche dalla percezione della propria sicurezza e dalla possibilità di vivere il viaggio con serenità.

Sempre più esperienze positive

Accanto a queste criticità emergono segnali incoraggianti. L’82% degli intervistati riferisce di aver vissuto almeno un’esperienza positiva durante i propri viaggi nell’ultimo anno.

Tra gli elementi maggiormente apprezzati figurano il rispetto dei pronomi scelti, la presenza di servizi pensati per rispondere a esigenze differenti e, soprattutto, un personale preparato a gestire l’accoglienza con attenzione e professionalità.

Inoltre, il 58% delle persone coinvolte ritiene che il livello di accettazione sia migliorato rispetto agli anni passati.

Anche l’intelligenza artificiale entra nella pianificazione dei viaggi

La ricerca mette in evidenza anche il ruolo crescente della tecnologia.

Il 66% degli intervistati dichiara di aver utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per organizzare almeno un viaggio nell’ultimo anno, mentre il 43% li ha impiegati per raccogliere informazioni considerate più imparziali sulle destinazioni e sulle strutture ricettive.

Per molti rappresentano un supporto utile nella scelta di luoghi in cui sentirsi accolti con maggiore tranquillità.

Un turismo che evolve insieme alla società

Oggi il programma Travel Proud coinvolge oltre 142.000 strutture in tutto il mondo e mette a disposizione percorsi formativi in 11 lingue.

Il primato conquistato da Milano e dall’Italia rappresenta quindi un dato significativo non soltanto per il settore turistico, ma anche per l’evoluzione della cultura dell’ospitalità.

Il report suggerisce che investire nella formazione del personale e nella qualità dell’accoglienza non significa creare servizi “speciali” per alcune categorie di persone, ma contribuire a costruire contesti in cui ogni viaggiatore possa vivere la propria esperienza con serenità, rispetto e senza sentirsi costretto a modificare il proprio comportamento o la propria identità.

di Francesca Clary