Duchessa per nascita, sovrana di due regni e madre di re: questa è la storia della donna più potente del Medioevo, capace di sfidare la Chiesa e l’autorità dei mariti.
Eleonora d’Aquitania è stata la personificazione stessa del potere, dell’indipendenza e dell’ambizione politica in un XII secolo dominato quasi esclusivamente dall’appannaggio degli uomini.
Detentrice per diritto di nascita dell’Aquitania (una delle regioni più vaste, ricche e in pieno fermento culturale dell’epoca), duchessa di Guascogna, contessa di Poitiers, Eleonora indosserà due corone, diventando prima Regina di Francia e poi Regina d’Inghilterra. La sua vita, lunga 82 anni – un vero e proprio record per l’epoca – è intensa e ricca di colpi di scena.
Il destino di Eleonora si compie nel 1137 quando, appena quindicenne, eredita il ducato d’Aquitania e sposa Luigi VII di Francia, detto il Pio. Due mondi opposti si incontrano: la rigida e austera corte di Parigi contro lo sfarzo, l’influenza culturale della poesia trobadorica e la libertà del sud della Francia dell’epoca.
Durante la Seconda Crociata (1147) Eleonora non resta a guardare da lontano: parte sfidante e altera per la Terra Santa alla guida dei suoi cavalieri guasconi. Ad Antiochia, i dissidi politici e personali con il marito esplodono e nel 1152, con il pretesto della consanguineità e per la mancanza di un erede maschio, il matrimonio viene annullato. La Francia perde così, in un colpo solo, il controllo strategico dell’Aquitania, i suoi vasti e ricchissimi possedimenti meridionali.
La mossa successiva dell’indomita Eleonora puó considerarsi un capolavoro di strategia politica. Solo otto settimane dopo l’annullamento, sposa il giovane Enrico Plantageneto, di undici anni più giovane, che salirà al trono d’Inghilterra con il nome di Enrico II: i territori della coppia si estenderanno dalle rocciose rive della Scozia alle acuminate altezze dei Pirenei.
L’unione è passionale ma tempestosa, Eleonora dà al re otto figli, tra cui i celebri Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Senzaterra. Tuttavia, l’esclusione dal potere effettivo e i continui tradimenti del re, dal carattere collerico e accentratore, spingono la regina alla sua azione più spregiudicata. Nel 1173, Eleonora sostiene apertamente la rivolta armata dei suoi stessi figli contro il padre. Il “golpe” fallisce ed Enrico II condanna la moglie alla reclusione. Per sedici lunghi anni, la donna più potente d’Europa vive confinata in vari castelli inglesi, scomparendo dalla scena pubblica ma mai dalla memoria dei suoi alleati.
La vera vendetta di Eleonora giunge nel 1189 con la morte di Enrico II quando il nuovo re, il prediletto primogenito Riccardo Cuor di Leone, ordina l’immediata liberazione della madre che, a quasi settant’anni, sperimenta la sua stagione politica più intensa.
Custodisce il potere e governa l’Inghilterra come reggente mentre Riccardo combatte nella Terza Crociata e quando il re è prigioniero in Germania, è lei a gestire personalmente la titanica raccolta dei fondi per il riscatto, cavalcando attraverso l’Europa per garantirne il rilascio.
Negli ultimi anni di vita, si assicura la continuità dinastica combinando matrimoni strategici per i nipoti, prima di ritirarsi nell’abbazia di Fontevraud, dove si spegne nel 1204.
Nipote del primo poeta trovatore della letteratura europea, il duca Guglielmo IX d’Aquitania, sarà lei stessa ispirazione per quei poeti che cantarono esclusivamente l’amore in lingua d’oc.
Ancora oggi possiamo ammirare questa donna piena di carisma, indipendente, che seppe diventare abilissima giocatrice sulla scacchiera della politica europea, ma che fu anche mecenate dei poeti trovatori che si riunivano nella sua corte.
Dell’epoca medioevale spesso si tolgono coltri di polvere che nascondono le storie di eccelse figure femminili.
Ed ecco che emerge il profilo di questa “Gemma dei re”, come l’ha definita il trovatore Peire Vidal, e così la ricordiamo, come prezioso esempio di indomita forza femminile.
di Carla De Giovine