Raccontare attraverso le immagini la straordinaria ricchezza custodita sotto la superficie del Mediterraneo e trasformare la bellezza in uno strumento di conoscenza e tutela. È questo lo spirito di “ReMaRe – Dal coralligeno fino alle praterie di Posidonia oceanica”, il concorso fotografico promosso da WWF Sub, in collaborazione con il progetto ReMaRe – Recupero Marino e costiero per comunità Resilienti.
Giunta alla sua settima edizione, l’iniziativa punta quest’anno i riflettori sui fondali della Puglia meridionale e su alcuni degli habitat più preziosi del nostro mare.
Cittadini protagonisti della sensibilizzazione ambientale
La notizia positiva è che a diventare protagonisti della sensibilizzazione ambientale potranno essere gli stessi cittadini.
Subacquei, fotografi e appassionati sono infatti invitati a raccontare con i propri scatti due ecosistemi fondamentali: le praterie di Posidonia oceanica e il coralligeno. Ambienti ricchissimi di vita, essenziali per la biodiversità marina e importanti anche per la protezione delle coste e per le comunità che dal mare traggono risorse e opportunità.
La fotografia per mostrare ciò che resta invisibile
Come sottolinea WWF Sub, la fotografia possiede una capacità particolare: mostrare ciò che spesso rimane invisibile a chi osserva il mare soltanto dalla terraferma.
Attraverso un’immagine è possibile scoprire la complessità di una prateria di Posidonia, osservare la varietà di organismi che popolano il coralligeno e avvicinarsi a un patrimonio naturale tanto affascinante quanto vulnerabile.
Conoscere questi ambienti diventa così il primo passo per comprenderne il valore e contribuire alla loro conservazione.
Il progetto ReMaRe
Il concorso si inserisce nelle attività del progetto ReMaRe, nato con l’obiettivo di favorire il recupero e la protezione degli habitat marini e costieri del Mediterraneo.
L’iniziativa concentra l’attenzione sulle praterie di Posidonia, sul coralligeno e sulle dune costiere, promuovendo un modello che mette insieme ricerca scientifica, istituzioni, comunità locali e divulgazione.
L’obiettivo non è quindi soltanto intervenire sugli ecosistemi, ma costruire una cultura della tutela condivisa e modelli di gestione che possano essere replicati anche in altri territori.
Proteggere il Mediterraneo è un impegno collettivo
In questa prospettiva, il coinvolgimento delle persone assume un valore centrale.
La protezione del Mediterraneo, infatti, non riguarda esclusivamente ricercatori e istituzioni: può diventare un impegno collettivo, capace di coinvolgere cittadini, operatori locali e tutti coloro che frequentano e amano il mare.
Ogni fotografia può contribuire a creare questa consapevolezza, trasformandosi da semplice testimonianza della bellezza dei fondali in un vero strumento di divulgazione ambientale.
Le fotografie selezionate verso EUDI 2027
Per gli autori degli scatti selezionati si aprirà inoltre una vetrina particolarmente importante.
Secondo quanto annunciato dal WWF, le immagini saranno diffuse attraverso i canali di comunicazione dell’associazione e dei partner del progetto, contribuendo a raccontare ReMaRe anche a livello internazionale.
Le fotografie vincitrici saranno inoltre protagoniste di una mostra durante EUDI 2027, uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al mondo della subacquea.
Come partecipare
Partecipare è semplice e gratuito: gli interessati potranno inviare le proprie fotografie all’indirizzo indicato da WWF Sub nel bando entro il 16 novembre 2026.
Un’opportunità per mettere talento e passione al servizio dell’ambiente e, allo stesso tempo, contribuire a far conoscere un patrimonio naturale che merita di essere preservato.
Una fotografia può cambiare il nostro sguardo sul mare
Il messaggio che accompagna questa nuova edizione è dunque positivo e concreto: la tutela nasce anche dalla conoscenza.
Portare alla luce la bellezza nascosta dei fondali significa creare attenzione, partecipazione e responsabilità.
Perché una fotografia può emozionare, ma può anche spingerci a guardare il Mediterraneo con occhi nuovi e a sentirci tutti un po’ più coinvolti nella sua protezione.
di Francesca Clary