di Francesca Clary
Lo sguardo è uno dei primi strumenti attraverso cui i bambini imparano a comprendere il mondo che li circonda. Attraverso gli occhi delle persone, infatti, i più piccoli colgono emozioni, intenzioni e preferenze, sviluppando quelle competenze sociali che saranno fondamentali per tutta la vita.
Lo studio: bambini a confronto con persone e robot umanoidi
Una nuova ricerca coordinata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore conferma quanto questa capacità sia già presente in età molto precoce e offre spunti interessanti per comprendere meglio il rapporto tra bambini e nuove tecnologie.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Child Interaction, è stato coordinato da Antonella Marchetti, direttrice del Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica e del CeRiToM, in collaborazione con ricercatori di Tokyo e Osaka e con gli studiosi Davide Massaro, Cinzia Di Dio e Federico Manzi dell’Ateneo milanese.
La ricerca ha coinvolto bambini tra i 3 e i 5 anni con l’obiettivo di capire come interpretano lo sguardo umano rispetto a quello di un robot umanoide. Durante l’esperimento, ai piccoli partecipanti venivano mostrati una persona e un robot mentre osservavano un oggetto. I ricercatori hanno quindi verificato se i bambini fossero in grado di dedurre quale oggetto fosse preferito da chi lo stava guardando.
Lo sguardo umano comunica intenzioni e preferenze
I risultati hanno evidenziato una differenza significativa: quando era una persona a dirigere lo sguardo verso un oggetto, i bambini tendevano ad attribuirle una preferenza o un interesse. Quando invece a osservare lo stesso oggetto era un robot umanoide, questa interpretazione risultava molto meno immediata.
La notizia positiva che emerge dalla ricerca è che i bambini mostrano fin da piccoli una notevole capacità di comprendere i segnali relazionali umani. Lo sguardo non viene percepito come un semplice gesto, ma come una fonte di informazioni preziose per capire ciò che gli altri pensano, desiderano o provano. Questa sensibilità rappresenta una base importante per lo sviluppo dell’empatia, della comunicazione e delle relazioni sociali.
Perché imitare l’uomo non basta
Come spiegato dalla professoressa Marchetti, i risultati non significano che i robot non possano avere un ruolo educativo o di supporto. Al contrario, indicano che la comunicazione efficace richiede molto più della semplice imitazione di un comportamento umano.
Per essere davvero comprensibili ai bambini, le tecnologie devono essere inserite in interazioni ricche di parole, gesti, reciprocità e contesti condivisi. La ricerca suggerisce quindi nuove strade per progettare strumenti sempre più adatti allo sviluppo infantile e capaci di integrarsi in modo positivo nei percorsi educativi.
Cosa ci insegna questa ricerca nell’era dell’intelligenza artificiale
Lo studio assume particolare rilevanza anche nel dibattito sull’intelligenza artificiale. In un momento in cui le tecnologie conversazionali sono sempre più presenti nella vita quotidiana, i risultati ricordano che la crescita dei bambini continua a basarsi soprattutto sulla qualità delle relazioni umane.
La comunicazione non è fatta soltanto di parole, ma anche di presenza, attenzione condivisa e capacità di interpretare segnali non verbali.
Robot e autismo: le possibili applicazioni future
Le possibili applicazioni sono particolarmente interessanti nel campo dell’autismo, dove lo sguardo e l’attenzione condivisa rappresentano competenze fondamentali. Comprendere meglio come i bambini interpretano i segnali provenienti da un robot può contribuire a sviluppare interventi educativi e riabilitativi sempre più efficaci e personalizzati.
Proprio in questa direzione si inserisce il progetto ROBIN (ROBot-based neuropsychomotor INtervention), che prenderà il via nel giugno 2026 grazie a un finanziamento del Ministero della Salute. L’iniziativa, guidata dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi con il coinvolgimento del CeRiToM dell’Università Cattolica, utilizzerà robot umanoidi per favorire lo sviluppo delle capacità di imitazione nei bambini con disturbo dello spettro autistico, approfondendo il ruolo dello sguardo e dei processi psicologici nelle interazioni con le tecnologie.
Innovazione e relazioni umane: un equilibrio possibile
La ricerca offre quindi un messaggio positivo: mentre l’innovazione continua a creare nuove opportunità educative e terapeutiche, le relazioni umane restano il punto di partenza per la crescita dei bambini. Comprendere come i più piccoli interpretano il mondo sociale permette non solo di valorizzare il ruolo delle persone nella loro formazione, ma anche di progettare tecnologie sempre più attente ai bisogni reali delle nuove generazioni.