Settimana corta e lavoro estivo: come cambia il tempo in azienda

Un venerdì libero, qualche ora in meno davanti al computer, più flessibilità e tempo da dedicare a sé stessi e alla propria famiglia.

Con l’arrivo dell’estate molte aziende sperimentano nuove modalità di organizzazione del lavoro, dallo smart working ai summer Friday, fino alla settimana di quattro giorni. Una tendenza interessante, che ci fa capire che il benessere delle persone sta assumendo un ruolo sempre più importante nel dibattito sul futuro del lavoro.

La settimana corta non basta da sola

Ma perché una settimana più corta produca benefici reali, non è sufficiente eliminare semplicemente una giornata dal calendario.

A sottolinearlo è Sesame HR, piattaforma europea per la gestione digitale delle risorse umane, secondo cui la riduzione dell’orario può rappresentare un’opportunità soprattutto quando viene accompagnata da un ripensamento più ampio dell’organizzazione aziendale.

Il rischio, infatti, è facile da immaginare: concentrare in quattro giorni le stesse riunioni, scadenze e attività previste in cinque potrebbe trasformare una misura nata per migliorare l’equilibrio tra vita privata e professionale in una nuova fonte di stress.

La vera sfida diventa quindi liberare tempo, non semplicemente comprimerlo.

Quanto tempo viene ancora assorbito dalle attività amministrative

A confermarlo sono alcuni dati della European HR Leaders Survey di Sesame HR, condotta su 578 responsabili delle risorse umane in Europa.

Il 63,7% dei team HR dedica ancora oltre il 40% del proprio tempo ad attività amministrative.

Procedure ripetitive, aggiornamenti e incombenze organizzative possono quindi occupare una parte importante della giornata, sottraendo energie ad attività che richiedono maggiore attenzione alle persone.

Semplificare i processi per lavorare meglio

È proprio qui che la settimana corta può trasformarsi in un’occasione positiva.

Semplificare i processi, eliminare riunioni poco utili, distribuire meglio le responsabilità e automatizzare alcune attività significa creare le condizioni per lavorare in maniera più sostenibile.

Il tempo recuperato può così diventare una risorsa per tutti: per chi lavora, ma anche per l’organizzazione nel suo complesso.

Non esiste un solo modello di settimana corta

Non esiste, però, una soluzione uguale per ogni realtà. Come ricorda AIDP – Associazione Italiana per la Direzione del Personale, le formule possibili sono numerose.

Alcune aziende concentrano le ore settimanali in quattro giornate, altre riducono effettivamente l’orario mantenendo la stessa retribuzione; altre ancora sperimentano venerdì brevi, maggiore libertà negli orari di ingresso e uscita o più giornate di lavoro da remoto.

L’estate come laboratorio di innovazione

L’estate, con ritmi spesso meno intensi, può diventare quindi un piccolo laboratorio di innovazione organizzativa. Sperimentare per un periodo limitato permette alle aziende di capire cosa funziona, osservando non soltanto la produttività, ma anche eventuali straordinari, carichi di lavoro, qualità delle attività svolte e percezione dello stress.

Più autonomia può rafforzare il legame con il lavoro

C’è poi un altro aspetto importante: sentirsi ascoltati e avere maggiore autonomia nella gestione del proprio tempo può rafforzare il rapporto con il luogo di lavoro.

Secondo la ricerca di Sesame HR, oltre la metà dei responsabili HR intervistati considera retention ed engagement la principale sfida nella gestione dei talenti. Flessibilità, fiducia e qualità della leadership diventano quindi elementi sempre più legati tra loro.

Ripensare il tempo, non solo ridurlo

Parlare di settimana corta significa iniziare a interrogarsi non soltanto su quanto lavoriamo, ma soprattutto su come utilizziamo il nostro tempo.

L’obiettivo non è fare tutto più velocemente per conquistare un giorno libero, ma costruire organizzazioni più efficienti e attente alle persone.

Se affrontata in questo modo, la sperimentazione estiva può diventare qualcosa di più di un benefit stagionale: un primo passo verso una cultura del lavoro nella quale produttività e benessere non siano in contrapposizione, ma possano finalmente procedere nella stessa direzione.

di Francesca Clary