Perché l’acqua ci affascina? Psicologia e simboli di un elemento universale

C’è qualcosa nell’acqua che sembra parlarci prima ancora delle parole. La cerchiamo quando abbiamo bisogno di allontanarci dal rumore, la contempliamo senza annoiarci, la usiamo per celebrare passaggi importanti e, in culture lontanissime tra loro, le attribuiamo significati che ritornano con sorprendente continuità. Nascita, purificazione, trasformazione, pericolo, rinascita.

Una lezione della Dott.ssa Renata Taddei nell’ambito della formazione in Sincroterapia® offre un punto di partenza particolarmente suggestivo. Riflettendo sull’acqua e sui riti legati al periodo di Ferragosto, il discorso si apre alle polarità simboliche che attraversano l’esperienza umana. Acqua e fuoco, sole e luna, luce e ombra, immersione ed emersione. Opposti che non devono necessariamente annullarsi, ma che possono essere letti come parti di uno stesso movimento.

È importante distinguere i piani. Il simbolismo dell’acqua appartiene alla storia delle religioni, all’antropologia, alla mitologia e alle tradizioni culturali. La ricerca psicologica contemporanea studia invece, con altri strumenti, la relazione tra ambienti acquatici e benessere. Mettere questi sguardi in dialogo non significa confonderli. Significa chiedersi perché, da millenni, l’acqua continui a occupare un posto così profondo nel nostro immaginario.

L’acqua come inizio e come passaggio

Prima di diventare un oggetto di studio psicologico, l’acqua è stata un grande simbolo umano.

Mircea Eliade, studiando miti e religioni, osservava come l’immersione e l’emersione ricorrano in molte tradizioni come immagini di dissoluzione e nuova formazione. L’acqua può lavare, cancellare, restituire. Per questo compare nei rituali di purificazione, nelle abluzioni, nei battesimi, nelle narrazioni del diluvio e nei racconti di nascita o rinascita.

Non significa che tutte le culture attribuiscano all’acqua lo stesso significato. I simboli cambiano con la storia, la religione e il territorio.

Eppure alcuni nuclei ritornano.

L’acqua non possiede una forma propria e assume quella di ciò che la contiene. Può essere superficie e profondità, quiete e movimento, nutrimento e minaccia. È indispensabile alla vita e, nello stesso tempo, può travolgerla.

Forse è anche questa ambivalenza a renderla simbolicamente così potente. L’acqua non rappresenta soltanto ciò che rassicura. Contiene l’idea del cambiamento, del limite e dell’attraversamento.

Acqua e fuoco, sole e luna: pensare attraverso le polarità

Nella riflessione proposta dalla Dott.ssa Taddei, il tema dell’acqua si intreccia con quello delle polarità. Ferragosto, con la sua stratificazione di tradizioni antiche e successive riletture culturali e religiose, diventa così un’occasione per osservare come gli esseri umani organizzino spesso il mondo attraverso coppie simboliche.

Acqua e fuoco. Sole e luna. Caldo e freddo. Luce e buio.

Anche il linguaggio alchemico ha costruito nei secoli un universo di elementi, trasformazioni e opposizioni. Oggi non avrebbe senso trattare l’alchimia come una spiegazione scientifica della psiche o della materia. Possiamo però leggerla come un patrimonio storico e simbolico attraverso cui l’essere umano ha cercato di rappresentare processi di trasformazione.

Su un piano differente, anche la psicologia conosce la nostra tendenza a costruire categorie e opposizioni per ordinare una realtà complessa.

Ma la vita psichica raramente si lascia dividere in due parti perfette. Possiamo desiderare una cosa e temerla, cercare vicinanza e avere bisogno di distanza, sentirci forti e vulnerabili nello stesso momento.

Forse il fascino delle polarità sta proprio qui. Non soltanto nel separare gli opposti, ma nel pensare la tensione che li tiene in relazione.

Che cosa cambia quando entriamo nell’acqua

C’è poi un livello che non è soltanto simbolico. Entrare nell’acqua modifica concretamente l’esperienza del corpo.

Cambiano il sostegno, la pressione, la resistenza al movimento e la percezione del peso. Il corpo deve adattarsi a un ambiente diverso da quello terrestre e anche gesti semplici acquistano un’altra qualità.

Il lavoro in acqua compare nella storia e nei materiali della Sincroterapia®. In un contributo di Renata Taddei, Romana Carini, Milena Poletto e Monica Nardo sulla danzamovimentoterapia in acqua, l’esperienza acquatica viene inserita in una riflessione più ampia sui confini, sul corpo e sulla relazione tra sé e altro.

Questi concetti appartengono a uno specifico modello teorico e clinico e non vanno presentati come risultati sperimentali universali.

Sono però interessanti perché mostrano quanto l’acqua possa diventare, oltre che ambiente fisico, uno spazio nel quale interrogare la percezione di sé, del proprio corpo e della relazione.

Quando galleggiamo o ci muoviamo contro la resistenza dell’acqua, il confine corporeo viene percepito in condizioni differenti. È forse questa alterazione dell’esperienza abituale a rendere l’acqua fertile anche sul piano metaforico.

Anche la psicologia ambientale studia oggi i cosiddetti blue spaces, gli ambienti caratterizzati dalla presenza visibile dell’acqua. Le revisioni disponibili descrivono associazioni promettenti con alcuni aspetti del benessere, ma sottolineano una forte eterogeneità degli studi. Non possiamo quindi dire che l’acqua “curi la mente”. Possiamo dire che il rapporto tra ambienti acquatici e benessere è un campo di ricerca reale, ancora da comprendere con maggiore precisione.

Naturalmente lo stesso elemento non parla a tutti nello stesso modo. Il mare può evocare libertà, infanzia o casa, ma anche paura e lontananza. Il simbolo incontra sempre una biografia. È questo che rende l’acqua universale senza renderla identica per ciascuno di noi.

Ferragosto, l’estate e il bisogno umano di segnare il tempo

Il collegamento con Ferragosto apre infine una prospettiva ancora più ampia.

Le feste non sono soltanto date sul calendario. Sono modi con cui le comunità interrompono il tempo ordinario e gli attribuiscono una forma diversa. Cambiano i ritmi, i cibi, i luoghi, gli incontri e spesso anche il rapporto con gli elementi naturali.

Nel pieno dell’estate, acqua e fuoco assumono una presenza particolarmente evidente. Il sole raggiunge la sua forza simbolica, mentre l’acqua diventa luogo di ricerca del fresco, immersione, gioco, incontro.

Nel corso della storia tradizioni differenti si sono sovrapposte e trasformate. Cercare una singola origine capace di spiegare ogni usanza di Ferragosto sarebbe poco rigoroso.

È più interessante osservare il processo.

Gli esseri umani ereditano riti, li modificano, li mescolano con nuove credenze e continuano a utilizzarli per segnare il passaggio del tempo.

La lezione sull’acqua diventa così anche una lezione sul modo in cui costruiamo significato. Un elemento naturale entra nella cultura e la cultura, a sua volta, modifica il modo in cui lo guardiamo.

Forse l’acqua ci ricorda che possiamo cambiare forma senza perderci

C’è un’immagine che attraversa molte delle riflessioni sull’acqua. La sua capacità di cambiare forma.

Non abbiamo bisogno di trasformarla in una legge psicologica per sentirne la forza.

Anche la vita ci chiede continuamente di adattarci a contenitori diversi. Cambiamo ruoli, relazioni, età, luoghi. Alcune trasformazioni le scegliamo, altre ci vengono imposte. E spesso il timore più grande è che cambiare significhi perdere qualcosa di noi.

L’acqua offre una metafora diversa.

Può modificare il proprio profilo senza cessare di essere acqua. Può muoversi, fermarsi, evaporare, tornare. Nella storia delle culture è stata proprio questa mobilità a renderla immagine di passaggio e rigenerazione.

La buona notizia non è che basti andare al mare per stare bene e nemmeno che ogni immersione possieda un significato terapeutico.

È qualcosa di più semplice e, forse, più profondo.

Possiamo guardare l’acqua con gli occhi della scienza quando studiamo il benessere, con quelli dell’antropologia quando osserviamo riti e culture e con quelli della nostra storia personale quando riconosciamo ciò che evoca in noi.

Forse è proprio questo il suo fascino.

L’acqua non ci offre una sola risposta.

Ci invita, ogni volta, a entrare in relazione con il cambiamento.

di Ilaria Scurtarelli