Il potere delle piccole cose: perché ci rendono felici

Ci sono giornate in cui non accade nulla di straordinario e che, eppure, ricordiamo come belle. Un caffè bevuto con calma, una telefonata inaspettata, una canzone ascoltata in macchina, una risata, il sole sul viso tornando a casa. Sono esperienze minuscole, quasi invisibili. Eppure proprio le piccole cose che ci rendono felici possono avere un peso sorprendente sul nostro benessere.

Forse perché la felicità, quella quotidiana, assomiglia molto meno a un fuoco d’artificio di quanto siamo abituati a immaginare.

Siamo bravissimi ad aspettare la felicità

Fin da piccoli impariamo a dividere la vita in traguardi. Quando finirò la scuola. Quando troverò il lavoro giusto. Quando avrò più tempo. Quando partirò per quel viaggio. Quando incontrerò qualcuno. Quando riuscirò finalmente a raggiungere quell’obiettivo.

Non c’è nulla di sbagliato nel desiderare qualcosa e nel provare soddisfazione quando la otteniamo. Il problema nasce quando, senza rendercene conto, iniziamo a collocare il benessere sempre un po’ più avanti rispetto al punto in cui ci troviamo.

La vita rischia così di trasformarsi in una lunga sala d’attesa. Nel frattempo, però, continuano ad accadere moltissime cose. Sono più piccole e meno spettacolari e proprio per questo rischiamo di non accorgercene.

Le piccole cose che ci rendono felici sono già intorno a noi

La psicologia si è interrogata a lungo su cosa contribuisca al nostro benessere. Una delle idee più interessanti è che non contino soltanto i grandi avvenimenti della vita. Anche le esperienze positive quotidiane, persino quelle apparentemente insignificanti, partecipano al modo in cui percepiamo le nostre giornate.

Una conversazione piacevole. Qualcuno che ci sorride. Trovare posto proprio quando pensavamo di dover girare per mezz’ora. Ricevere un messaggio che ci fa piacere. Preparare qualcosa di buono. Sentire il profumo della pioggia. Ridere per una sciocchezza.

Nessuna di queste esperienze cambierà probabilmente il corso della nostra esistenza. Ma può cambiare un pomeriggio. E una vita, in fondo, è fatta soprattutto di pomeriggi.

Perché ci abituiamo così velocemente alle cose belle?

C’è però una curiosa caratteristica della nostra mente. Siamo capaci di abituarci. Qualcosa che inizialmente ci entusiasma, con il tempo diventa normale. Accade con gli oggetti, con alcune comodità, con i risultati raggiunti e perfino con situazioni che avevamo desiderato a lungo.

In psicologia questo fenomeno viene spesso collegato al cosiddetto adattamento edonico. In termini molto semplici, ciò che ieri sembrava straordinario può diventare lo sfondo abituale di oggi.

Non è necessariamente un difetto. La capacità di adattarci è una delle grandi risorse dell’essere umano. Ma ha una conseguenza curiosa. Possiamo smettere di vedere ciò che continua a esserci. La soluzione non consiste allora nell’accumulare continuamente nuove esperienze, ma qualche volta nel tornare a guardare quelle che abbiamo già.

La felicità non deve essere sempre eccezionale

Viviamo in un’epoca nella quale siamo continuamente esposti ai momenti migliori delle vite altrui. Vediamo viaggi, feste, successi, panorami meravigliosi, cene perfette. È facile che il confronto renda la nostra quotidianità un po’ sbiadita. Il problema è che confrontiamo spesso la nostra giornata intera con una selezione di pochi secondi della giornata di qualcun altro. La maggior parte della vita, per tutti, accade invece lontano dai grandi eventi.

Accade mentre prepariamo il caffè. Mentre torniamo a casa. Durante una conversazione. Nel tragitto verso il lavoro. In una domenica senza programmi. Se chiedessimo alle persone di raccontare alcuni dei ricordi a cui sono più affezionate, probabilmente troveremmo anche molte scene che, mentre accadevano, sembravano assolutamente normali.

Una tavola apparecchiata. Una voce. Una cucina. Una vacanza semplice. Le risate con qualcuno. A renderle preziose non era la loro eccezionalità. Era il significato che avevano.

Accorgersi non significa pensare positivo

Prestare attenzione alle piccole cose non significa convincersi che vada sempre tutto bene. La vita contiene inevitabilmente giornate difficili, perdite, preoccupazioni e momenti nei quali un caffè al sole non risolve proprio nulla.

Riconoscere un’esperienza piacevole non richiede di negare tutto il resto. Possiamo avere una giornata complicata e ridere per qualcosa. Possiamo essere preoccupati e accorgerci che fuori c’è un tramonto bellissimo. Possiamo attraversare un periodo faticoso e provare comunque piacere quando incontriamo una persona a cui vogliamo bene.

Le emozioni umane non hanno bisogno di aspettare ordinatamente il proprio turno. Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più rassicuranti. Non dobbiamo necessariamente aspettare che tutto sia perfetto per concederci un momento bello.

Una piccola abitudine che può cambiare lo sguardo

C’è un esperimento semplicissimo che possiamo fare. Questa sera, prima di andare a dormire, proviamo a ripensare alla giornata e a trovare tre momenti piacevoli. Non devono essere importanti. Anzi, meglio se non lo sono.

Un sapore. Una frase. Una persona. Qualcosa che ci ha fatto ridere. Un momento di tranquillità. Una piccola fortuna. Una cosa che normalmente avremmo dimenticato.

Non si tratta di costruire artificialmente una giornata felice. Si tratta di allenare l’attenzione a riconoscere ciò che rischia di passare inosservato. Potremmo scoprire che alcune piccole cose che ci rendono felici erano già lì.

Forse la felicità fa meno rumore di quanto pensiamo

I grandi momenti sono importanti. Aspettiamoli, desideriamoli e, quando arrivano, godiamoceli. Ma non affidiamo soltanto a loro il compito di rendere bella la nostra vita.

Perché tra un grande avvenimento e l’altro esiste tutto il resto. Ed è proprio lì che trascorriamo la maggior parte del nostro tempo.

Forse alcune delle cose che un giorno ricorderemo con maggiore tenerezza stanno accadendo proprio adesso, in una giornata che ci sembra normalissima. Bisogna soltanto accorgersene.

di Ilaria Scurtarelli